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ANNA GHIGO
Sono
nata a Torino nel febbraio del 1950 e come tutti i nati sotto il segno
dei Pesci sono incline ad avere una certa vena creativa.
Ho frequentato a Torino l’Istituto statale d’arte per il disegno di moda
e del costume”. E’ stato un bellissimo periodo della mia vita; si
frequentavano corsi di architettura, disegno dal vero, storia dell’arte,
figurino, stampa stoffe, taglio e tante altre materie.
Conseguito il diploma di ‘Maestra d’arte’ non ho seguito i consigli di
mio padre che mi voleva insegnante di disegno, ma sentivo di dovermi
realizzare diversamente.
Ho lavorato da un arredatore e per approfondire la tecnica
dell’acquerello andavo regolarmente a lezione da un pittore nel centro
storico di Torino.e contemporaneamente ero in prova come disegnatrice al
Tappetificio Paracchi, dove ho poi lavorato dieci anni.
Riproducevo disegni di tappeti persiani e realizzavo le messincarte
(disegni a tempera su carta quadrettata)
Devo molto al designer francese Victor Zigante che è stato il mio
maestro negl’anni trascorsi alla Paracchi.
In quel periodo il tappeto moderno ha conosciuto la supremazia sul
classico divenendo un’icona nell’arredamento ed ho imparato ad
apprezzare ed ad amare un elemento, tanto naturale quanto importante a
livello tattile, come la lana.
Durante le mie giornate , oltre a disegnare , passavo del tempo tra i
telai e la tintoria e seguendo le varie fasi di lavorazione riuscivo a
carpire segreti che sono stati importanti per la mia formazione
professionale.
Mi è poi capitata una cosa bellissima: mi sono sposata con Giorgio, sono
nate Cristina ed Elena ed ho messo da parte tutte le mie ambizioni
professionali per fare il mestiere più bello del mondo: la mamma.
Ho sempre continuato a coltivare interesse verso tutto ciò che
rappresenta il mondo tessile e l’arte
esplicitandolo in lavori di ricamo, maglia, cucito, decorazione, pittura
e disegno.
La mia passione per il ricamo è nata quando avevo circa sei anni: i miei
dovevano traslocare e mia sorella ed io siamo andate in campagna da un
prozia”Magna Ciòta” e tutti i giorni ci insegnava a ricamare i punti più
facili, poi noi andavamo a giocare e lei in uno stanzino filava e
tesseva.
Mia mamma ha poi contribuito a insegnarmi molte cose e a darmi utili
consigli inerenti al ricamo.
Nel 1998 ho iniziato come autodidatta a dedicarmi al Ricamo Bandera con
cui è stato amore a prima vista perché è la tecnica che meglio coniuga
abilità manuale dell’artista, sensazione tattile della lana e
abbinamenti cromatici dei filati. Nel 2001 ho
frequentato un corso di ricamo presso la sede dell’Associazione Amici
del Ricamo Bandera’ di Chieri che fa parte del Museo del Tessile e in
questi luoghi mi sono sentita proiettata ai tempi trascorsi tra i telai
della Paracchi dove la lana era la protagonista assoluta e da quel
momento: “Parlatemi solo di Bandera!”
Da allieva sono passata ad essere vice-presidente e dal 2005 presidente
dell’Associazione. In questi anni ho cercato di
contribuire al successo che sta riscuotendo questo tipo di ricamo
dedicandomi all’organizzazione dei corsi presso la nostra sede,
all’insegnamento nelle scuole elementari e medie, all’organizzazione di
molte mostre sul territorio nazionale. Studio e progetto disegni adatti
a questo tipo di ricamo, prendendo spunti da disegni ,mobili antichi,
architetture e quale fortuna vivendo tra le stupende residenze Sabaude
che sono una miniera d’ispirazione! Tutto questo per andare ad
arricchire l’archivio della nostra scuola.
Con orgoglio ho ricevuto un premio nell’edizione di Manualmente 2005 al
Lingotto fiere di Torino riproducendo l’antica città di Chieri a punto
catenella su tela righetto ed una menzione speciale nel Master di”
Brianza in filo” 2008 interpretando con la tecnica del ricamo Bandera
una stampa del 1850.
C’è una dedica, in un libro scritto da mio padre il cui titolo è: “60
anni e poi? ,che è diventata una frase che spesso mi ritorna in mente e
di cui ne ho fatto un pensiero costante:” A voi giovanissimi, noi della
terza età cediamo il posto, perché ravviviate le vostre speranze. A voi
la vita può dare di più se innesterete gemme di primavera sui valori di
sempre”.
Questo è un augurio che rivolgo a tutte le persone giovani e non che
vogliono avvicinarsi a questa tecnica, ma che fondamentalmente deve
farci capire quanto sia importante mantenere sempre vive le tradizioni e
dare la possibilità di apprezzare e imparare la “pittura ad ago”.
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